Robotica industriale in Italia: alcuni dati
La robotica industriale in Italia sta attraversando una fase di profonda trasformazione. L’integrazione dell’intelligenza artificiale, lo sviluppo di sistemi sempre più autonomi e collaborativi e la necessità delle imprese di aumentare produttività, flessibilità e sicurezza stanno modificando il ruolo dei robot all’interno dei processi produttivi.
I dati più recenti mostrano però uno scenario articolato: da una parte aumentano gli investimenti complessivi e le prospettive di adozione, dall’altra le nuove installazioni di robot industriali tradizionali hanno registrato una contrazione nel corso del 2025. Più che una crescita uniforme, siamo quindi di fronte a un mercato in evoluzione, nel quale stanno cambiando tecnologie, applicazioni e criteri di investimento.
Quanto vale il mercato della robotica in Italia?
Secondo l’Osservatorio Innovative Robotics del Politecnico di Milano, nel 2025 il mercato italiano della robotica ha raggiunto un valore di 2,2 miliardi di euro considerando le sole spese in conto capitale (CapEx) e di 3,5 miliardi di euro includendo anche le spese operative (OpEx). La spesa media annua sostenuta dalle imprese italiane per soluzioni robotiche è pari a circa 456.000 euro. Il valore sale a circa 700.000 euro nelle grandi imprese, mentre si attesta intorno a 240.000 euro nelle medie e a 160.000 euro nelle piccole aziende.
Attualmente circa il 28% delle imprese italiane utilizza soluzioni robotiche, con una diffusione particolarmente significativa nel comparto manifatturiero. Secondo le previsioni dell’Osservatorio, questa percentuale potrebbe raggiungere il 36% entro il 2028. Tra le imprese che prevedono di investire in robotica nel 2026, inoltre, il 29% intende destinare risorse a robot innovativi che integrano intelligenza artificiale, sensoristica avanzata e capacità di apprendimento continuo. La spesa media pianificata per queste soluzioni è di circa 183.000 euro.
La robotica industriale in Italia sta davvero crescendo?
I dati richiedono una lettura attenta. L’aumento della spesa, la crescita prevista dell’adozione e l’interesse per nuove soluzioni non significano necessariamente che ogni indicatore del mercato stia aumentando. Secondo il World Robotics 2026 dell’International Federation of Robotics, nel 2025 in Italia sono stati installati circa 7.800 nuovi robot industriali, con una diminuzione dell’11% rispetto all’anno precedente.
Nonostante la flessione, l’Italia rimane il secondo maggiore mercato europeo per nuove installazioni, alle spalle della Germania. La fotografia è quindi quella di un settore che attraversa una fase di transizione: la robotica industriale tradizionale continua ad avere un peso fondamentale, ma una quota crescente degli investimenti si sta orientando verso sistemi più flessibili, intelligenti e capaci di operare in contesti meno strutturati.
Cobot, AMR e robot umanoidi: come cambia il mercato
Oggi l’82% del parco robotico considerato dall’Osservatorio è ancora costituito da manipolatori robotici industriali tradizionali. Le intenzioni di investimento per i prossimi anni mostrano però una crescente attenzione verso nuove categorie di robot. La diffusione dei robot collaborativi, o cobot, è prevista in aumento dal 25% al 34%, mentre quella dei robot mobili autonomi (AMR) potrebbe passare dal 24% al 30%. Ancora più significativo, seppur partendo da valori contenuti, è l’interesse per i robot umanoidi, oggi presenti nel 3% delle aziende che adottano soluzioni robotiche e potenzialmente destinati a raggiungere l’11% entro il 2028.
Quali sono le regioni più attive nella robotica italiana?
Una diversa fotografia del settore arriva dall’Italian Tech Landscape 2026, realizzato da La Tech Made in Italy in collaborazione con Altermind. È importante distinguere questo studio dai dati del Politecnico di Milano: i 3,5 miliardi di euro stimati dall’Osservatorio riguardano la spesa italiana per la robotica, mentre l’Italian Tech Landscape analizza un perimetro di imprese e soluzioni tecnologiche Made in Italy. I due valori non rappresentano quindi lo stesso fenomeno e non devono essere confrontati direttamente. Nel perimetro analizzato dall’Italian Tech Landscape, il comparto robotico viene associato a circa 1,1 miliardi di euro di ricavi, 2.954 addetti e 22 soluzioni censite.
Considerando il numero di soluzioni censite, la Lombardia risulta la regione maggiormente rappresentata con 6 soluzioni, seguita dalla Toscana con 5 e dalla Puglia con 3. Piemonte e Liguria ne contano 2 ciascuna, mentre Campania, Emilia-Romagna, Marche e Veneto ne registrano una ciascuna.
Un ecosistema composto da operatori molto diversi
La mappatura dell’Italian Tech Landscape comprende realtà con caratteristiche e specializzazioni differenti, tra cui Comau, System Logistics, Indeva Group, Oppent, Campetella Robotic Center, Roboze, CRP Technology, Oversonic, Capio Robotics ed Euclid Labs. La presenza nello stesso ecosistema di aziende attive nell’automazione industriale, nella movimentazione e intralogistica, nella robotica collaborativa, nella manifattura additiva, nella computer vision e nello sviluppo software evidenzia quanto sia diventato ampio il concetto stesso di robotica. La competitività del settore non dipende più esclusivamente dalle prestazioni meccaniche del robot, ma sempre di più dalla capacità di integrare software, sistemi di visione, AI, controllo, sensoristica e gestione dei dati.
Robotica, lavoro e carenza di manodopera
Un altro elemento destinato a sostenere lo sviluppo della robotica industriale in Italia è la crescente difficoltà nel reperire alcune figure professionali. Secondo il Politecnico di Milano, sei imprese italiane su dieci considerano la robotica una possibile risposta al calo di manodopera atteso nei prossimi decenni, collegato anche all’invecchiamento della popolazione e alla denatalità. Tra queste imprese, il 41% opera attualmente con processi caratterizzati da un potenziale di automazione nullo o basso.
Questo dato mostra come l’interesse per la robotica si stia estendendo oltre i processi tradizionalmente ripetitivi e standardizzati. Il rapporto tra robotica e lavoro, tuttavia, non può essere interpretato esclusivamente come sostituzione della forza lavoro. La crescente automazione comporta anche una trasformazione delle competenze richieste, aumentando la necessità di figure specializzate nella progettazione, programmazione, integrazione, manutenzione e gestione dei sistemi robotici.
Produttività, sicurezza e fabbrica digitale
L’adozione della robotica può contribuire non soltanto all’incremento della produttività, ma anche al miglioramento della qualità dei processi, della flessibilità produttiva e delle condizioni di lavoro. Tra le aziende che hanno già investito in robotica, l’Osservatorio rileva infatti come benefici monitorati l’aumento della produttività, il miglioramento della qualità e, nel 49% dei casi, l’incremento della sicurezza e dell’ergonomia.
È quindi più corretto affermare che i sistemi robotizzati possono contribuire a ridurre l’esposizione degli operatori ad attività pericolose, ripetitive o fisicamente gravose, piuttosto che considerarli automaticamente una garanzia di sicurezza. La direzione verso cui si sta muovendo il settore è quella di una fabbrica sempre più connessa e adattiva, nella quale robotica, automazione e infrastrutture digitali lavorano in modo integrato.
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