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Le motivazioni che spingono le aziende ad automatizzare i propri processi industriali

E’ il 1952 quando John Diebold, imprenditore statunitense, conia per la prima volta il termine “automazione” diventandone, per molti, il pioniere.

Con la definizione, introdotta nel libro Automation: the Advent of Automatic Factory, Diebold ha inteso descrivere il largo e diffuso utilizzo di apparecchiature automatiche, soprattutto nel campo dell’industria automobilistica.

Qualche anno dopo, nel 1990, l’italiano Federico Butera, docente e sociologo, definisce l’automazione industriale come

“Una serie di tappe nel processo verso sistemi integrati di processi, tecnologia, organizzazione, ruoli e valori…e dove è stata progettata e realizzata una modalità di interazione tra gli esseri umani e sistemi tecnici, con l’obiettivo di ottenere prodotti e servizi, organizzazioni e sistemi sociali ottimali”

Nell’accezione attuale, l’automazione comprende e supera la mera sostituzione del lavoro dell’uomo con quello delle macchine, arrivando, nei primi anni del nuovo secolo, a coinvolgere anche le fasi di supervisione e pianificazione dei processi produttivi.

Fondamentale è comprendere le ragioni che rendono così rilevante il ricorso a tale fenomeno industriale; ragioni che, come in un immaginario effetto domino, si presentano concatenate e legate tra loro a doppio filo.

Prima fra tutte senza dubbio la semplificazione del processo produttivo, tale da superare le farraginose e sempre più spesso anacronistiche procedure di settore, garantendone un risparmio anche in termini di tempo.

La velocità di produzione è infatti la prima diretta conseguenza della semplificazione del processo produttivo.

Velocità di produzione vuol dire incremento di produttività al quale segue, inevitabilmente, la madre di tutte le ragioni, ovvero, l’aumento del fatturato.

Un report del McKinsey Global Institute, organismo per la ricerca aziendale ed economica, evidenzia come l’automazione industriale potrà favorire un incremento di produttività per un tasso di crescita a livello mondiale e su base annua, compreso tra lo 0.8% e l’1.4%, con benefici sia a livello macroeconomico che a livelli microeconomico.

L’aumento del fatturato consente alle aziende che hanno deciso di investire sull’automazione di rientrare in poco tempo delle spese e di accrescere conseguentemente la propria competitività sul mercato di riferimento, oltre, dato da non sottovalutare, al miglioramento della propria immagine.

Ma non basta questo, la giusta importanza va riconosciuta anche ai nuovi obiettivi che l’automazione industriale può e deve fissarsi; primo fra tutti il risparmio energetico.

Non tutti sanno che quasi la metà dell’energia prodotta nel mondo deriva dall’industria e quindi dai macchinari siti in impianti produttivi di varia natura e grandezza.

Il fine al quale oggi si punta consiste dunque nella diminuzione dell’impatto che l’automazione industriale ha sull’uso di energia, così da creare processi sempre più sostenibili e meno costosi.

Altro obiettivo chiave che “rischia” di diventare giorno dopo giorno, di sempre più vitale importanza, è la creazione di uno dialogo tra sicurezza sul lavoro ed automazione industriale.

Sulla scorta di quanto precedentemente detto dunque, ciò a cui si punta, non consisterà solo nella semplificazione del processo produttivo e nella velocità di produzione, ma anche e soprattutto nell’attenzione rivolta alla sicurezza dei lavoratori e alle modalità con cui i prodotti vengono trattati.

Questo perché è indispensabile che l’attenzione non sia rivolta solo all’operatore di macchina ma anche all’utilizzatore finale.

Circa la possibilità o meno di automatizzare specifiche occupazioni o specifici processi produttivi, è bene precisare come tutte le attività sono dotate di un dato potenziale di automazione: alcune lo sono interamente, altre parzialmente.

In tema, il Report del McKinsey Global Institute, stima che per circa il 60% delle occupazioni la parte di attività che può essere affidata alle macchine non è inferiore al 30%.

Concludendo, siamo nel pieno di una rivoluzione industriale in cui l’automazione e la digitalizzazione giocano sempre più il ruolo di protagoniste.

Quello dell’automazione industriale, nello specifico, è un processo iniziato ormai da qualche anno e destinato a non arrestarsi, piuttosto a coinvolgere sempre di più la società, i processi produttivi e la vita dei singoli, rendendo dunque opportuno imparare e conoscerla in fondo e a comprendere quanto più possibile i motivi che si pongono a fondamento della sua costante crescita ed evoluzione.