Emissioni Odorigene: verso quale direzione sta andando la normativa?

In campo ambientale si sta registrando una sempre maggiore sensibilità per le Emissioni Odorigene e la valutazione del loro livello di accettabilità.

Anche opus automazione si è mossa in tal senso, ed ha partecipato qualche giorno fa al workshop organizzato dall’AIDIC (Associazione Italiana di Ingegneria Chimica Sezione Toscana) sul tema della “Gestione delle emissioni odorigene nell’industria di processo”. Tra i temi affrontati l’ abbattimento e mitigazione degli odori provenienti dai processi industriali.

L’odore è qualcosa di soggettivo, spiega l’Avv. Paola Bologna “Uno stesso odore può essere percepito da una parte della popolazione come sgradevole/ gradevole e da una parte no, come può essere percepito come sgradevole/gradevole in concentrazioni diverse da persona a persona”. La norma UNI EN ISO 13725:2004 propone, per questo, un metodo per la misurazione dell’impatto odorigeno ed individua una unità odorimetrica al metro cubo, la quale rappresenta il numero di diluizioni necessarie affinché almeno il 50% degli esaminatori (persone fisiche) non avverta più l’odore del campione analizzato.

Nel campo della Giurisprudenza si possono individuare dure orientamenti opposti: quello della “legalità formale” e quello della “legalità relativa”.

L’orientamento della legalità formale propende per l’inapplicabilità dell’art. 647 del codice penale quando le emissioni siano inferiori ai limiti previsti dalle disposizioni in tema di inquinamento atmosferico. Secondo l’art. 647 “Chiunque getta o versa…cose atte a offendere o molestare persone, ovvero, nei casi non consentiti dalla legge, provoca emissioni di gas, di vapori o di fumo, atti a cagionare tali effetti, è punito con l’arresto fino a un mese o con l’ammenda fino a duecentosei euro”.

L’orientamento opposto, invece, afferma l’applicabilità dell’art. 647 del codice penale anche in caso di rispetto dei limiti legati alle emissioni o di quelli previsti dalle autorizzazioni.

Una recente sentenza della suprema Corte che si è occupata di esalazioni maleodoranti di una società di produzione di compost ha affermato che “la contravvenzione di cui all’art. 674 codice penale è reato di pericolo, configurabile in presenza anche di molestie olfattive promananti da impianto munito di autorizzazione, in quanto non esiste una normativa statale che preveda disposizioni specifiche e valori limite in materia di odori” [1].

La domanda che a questo punto sorge spontanea è: l’odore può essere considerato sintomo di inquinamento?

Su questo si sta ancora interrogando la legislazione e restiamo in attesa della valutazione da parte del legislatore nazionale e/o comunitario sul problema dei limiti alle emissioni odorigene e dell’eventuale adozione di provvedimenti in tal senso.

[1] Ambiente & Sicurezza, Periodico mensile – Anno 19 – n. 2 pag. 99